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L’Arcangelo Michele e gli aspiranti architetti

May 4th, 2006 · Lasciare un commento (No Comments)

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Il villaggio di Sille, dove abbiamo visto l’eclisse, ci ricorda che Marcello Pera mente: il cristianesimo è una religione orientale.

Questo villaggio della profonda Anatolia, che di occidentale non ha assolutamente nulla, contiene i resti di diverse chiese, tra cui la Aya Elana kilisesi, la chiesa di Sant’Elena, custodita oggi da un orgoglioso pastore e da un suo nipote, un ragazzo di una decina di anni che emette strani urli. All’interno, gli affreschi ancora resistono, come resiste l’iconostasi di legno con le tre porte che - nella ritualità ortodossa - separano il mondo visibile da quello invisibile. E resiste anche un’iscrizione in lettere greche.

Ora, la cosa interessante è che le lettere sono greche, ma la lingua è turca. E l’iscrizione, tradotta dal turco, recita: “Aya Elana [Sant'Elena] costruì questa meravigliosa chiesa nel 327, in nome di Mihail Arhankolos [l'Arcangelo Michele].

Il suo terzo restauro fu pagato dal Sultano Mahmud Ordinato dall’Epitropo [l'amministratore] e completato dal gioielliere Hacı İliya. Con l’intercessione di Mihail Arhankolos.

Dio aiuterà coloro che soffrono e gridano chiedendo aiuto.

18 febbraio, 1833.” In realtà, siamo noi che parliamo di un alfabeto “greco”: più semplicemente, i cristiani di Sille, nelle rarissime occasioni in cui dovevano scrivere, usavano la scrittura cristiana, proprio come i loro vicini di casa musulmani usavano la scrittura islamica per registrare quel curioso miscuglio di termini religiosi arabi, di poesia persiana e di sintassi turca che si chiama “lingua ottomana”. L’iscrizione poi risponde ampiamente all’allucinata categoria degli aspiranti architetti, padani e non.

Cioè quella folla di gente che sbraita e urla, sfidandomi a “costruire chiese” in paesi islamici. Bene, in un luogo e in tempi in cui il predominio islamico era incontrastato, quelli che volevano costruire, o riparare, chiese si rivolgevano al Sultano, il quale dava loro i soldi per farlo.

Sille ha smesso di essere un villaggio in larga parte cristiana nel 1923.

Cioè circa 830 anni dopo che era caduta in mano a sovrani turchi e musulmani. La tragedia è avvenuta quando due governi di due stati etnici appena inventati, la Grecia e la Turchia, si sono messi d’accordo, nel Hotel du Château di Ouchy, vicino a Losanna, nel freddo inverno del 1922-1923, sulla prima deportazione in massa ufficiale della storia moderna. Ufficiale, perché le terribili deportazioni dei musulmani dal Caucaso e dalla Bulgaria nell’Ottocento, con i relativi massacri, non erano state accompagnate da un trattato che le legittimasse.

Mustafa Kemal, il figlio di un piccolo impiegato macedone che aveva salvato i turchi dall’annientamento, era profondamente convinto che tutti i mali del suo popolo provenissero dall’Islam e che l’unica speranza, per citare le sue stesse parole, risiedeva nella “luminosa presenza della scienza, della conoscenza e della civiltà”.

Paradossalmente, per gli agnostici governanti dei due stati, esisteva un unico sistema per distinguere un “greco” da un “turco”. Non poteva certamente essere la lingua, visto che nel mondo ottomano, quasi tutti parlavano diverse lingue, spesso con uguale abilità: occorreva identificare coloro che sarebbero stati cacciati, come coloro che si sarebbero impossessati delle loro case e dei loro beni, in base a un unico criterio, quello religioso.E ce n’erano di ricchezze da prendere: le statistiche sono piuttosto vaghe, ma si stima che nel 1915, l’85% delle industrie e il 95% delle banche fossero in mano a ortodossi, armeni, ebrei e stranieri; mentre il termine “turco” indicava di solito le masse di miseri contadini dell’Anatolia.

Così i cristiani di Sille, di lingua turca come i loro vicini, furono espropriati e cacciati nel 1923, da un governo laico turco, solo a causa della loro religione. Trasferendosi in Grecia, avrebbero continuato a portare cognomi poco ellenici, come Karaoghlou, mentre a scuola i loro figli imparavano di essere gli eterni e improbabili eredi di Omero e di Fidia.

Tratto dal sito www.kelebek.splinder.com - aprile 2006

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Tags: Spiritualità · Storia

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