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Altermedia Italia: In tempi di menzogna universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario. (George Orwell)


Prigione

November 19th, 2005 · Lasciare un commento (No Comments)

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Il più controverso biografo del nazismo, lo storico inglese David Irving, è stato arrestato in Austria. Lo studioso è finito in manette per le sue teorie che negano l’Olocausto. E per i giudici affermare che i crimini hitleriani non sono stati commessi è reato. L’arresto ha ricevuto il plauso di Efraim Zuroff, erede di Simon Wiesenthal, mentre il Parlamento viennese vota il risarcimento alle vittime del nazismo.

Irving è stato arrestato mentre si recava a una conferenza nella sede di un’associazione di studenti universitari a Vienna. A dare per primo la notizia del suo arresto è stato il collaboratore che viaggiava con lui che l’ha diffusa tramite il suo sito internet.

A favore: “Arrestato un uomo pericolosissimo”
Efraim Zuroff, che succede a Simon Wiesenthal alla guida del centro da lui fondato per scovare i criminali nazisti, ha commentato positivamente la notizia dell’arresto.”Senza dubbio, passi come l’arresto di Irving – ha dichiarato a “Repubblica” – rafforzano la determinazione dell’Europa nel ricordare l’Olocausto. E pongono nuovi limiti alla possibilità di negare che la Shoah sia avvenuta, alla voglia di certa gente di affermare che non ci sono mai state le camere a gas del Zyklone-B e i forni crematori”. Per Zuroff Irving è “il più pericoloso tra tutti coloro che in tutto il mondo negano l’Olocausto” perché “solo gente come lui può tentare di infettare con il virus dell’antisemitismo non soltanto frange estremiste, ma il main-stream, il corpo centrale, delle società europee”. La cattura dello storico tuttavia aprirà polemiche sulla correttezza del punire persone per le loro opinioni e quindi su misure che limitino la libertà d’espressione. A questa obiezione Zuroff risponde:” La libertà di parola non vuol dire libertà di dire cose estremamente pericolose. Io ritengo per esempio che il presidente iraniano non abbia il diritto di dire che Israele va distrutto. E’ una provocazione, un incitamento all’odio. Chi si rende colpevole di simili reati, va sbattuto in prigione”.

Contro: “Arrestandolo si dà rilievo alla sua tesi”
Mentre lo storico Enzo Traverso, autore di diversi libri sull’Olocausto e curatore della Storia della Shoah (Utet), intervistato dal “Corriere” si dice “contrario per principio alle leggi contro gli scritti negazionisti. Gli antisemiti vanno condannati per gli atti violenti o vandalici che commettono, ma perseguirli per le loro idee significa fornire loro pretesti per atteggiarsi a martiri, a vittime di una persecuzione rivolta contro il diritto di parola. Arrestando Irving si dà rilievo alle sue tesi, che invece non meritano alcuno spazio nel dibattito pubblico. Le falsità dei negazionisti avrebbero uno scarso impatto se i media non le amplificassero. In America, dove non esiste alcuna norma penale in materia, il più attivo di questi personaggi, Arthur Butz, è un perfetto sconosciuto, ignorato da tutti, mentre il negazionista francese Robert Faurisson ha acquisito una rilevante notorietà, con effetti nefasti. Non penso si possa delegare ai tribunali la lotta contro il razzismo, che va combattuto con altri mezzi in seno all’opinione pubblica. Affidarsi ai pubblici ministeri, come in Francia e in Germania, è una scelta che produce risultati perversi”.

Mentre per lo storico Giovanni Sabbatucci “bisogna distinguere: se qualcuno scrive il falso e offende la memoria delle vittime della Shoah, è giusto che chi si ritiene leso possa chiamarlo a risponderne, anche in sede penale. Ma mi pare eccessivo che lo Stato persegua d’ufficio i negazionisti solo per via di ciò che scrivono, anche se certo si tratta di tesi aberranti, perché così si apre pur sempre la strada a forme di reato d’opinione”.

Irving ora rischia da uno a 10 anni di carcere in base ala legge in vigore in Austria contro le attività neonaziste del 1947. Legge che, all’art. 3 vieta “la pubblica negazione, approvazione o giustificazione dei crimini del nazismo”. Irving venne arrestato una prima volta nella città di Hartberg, nella provincia meridionale della Stiria e rilasciato su cauzione. Nel 2000, una Corte superema inglese respinse la querela dello studioso contro una docente americana che nei suoi studi definiva Irving “una persona che nega l’Olocausto ancora attiva… un antisemita e un razzista”.

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Tags: Politica · Storia